it.hobby.scuba FAQ [Capitolo 10 - Racconti di incidenti subacquei]
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10.CRONACHE DI INCIDENTI SUBACQUEI


ATTENZIONE: I seguenti racconti sono stati raccolti sul Newsgroup it.hobby.scuba e sono stati inviati dai protagonisti stessi di queste cronache subacquee.
Per motivi legati alla privacy ed alla volonta' di diffondere "esperienze" e non pettegolezzi i testi sono corredati solo del nome dell'autore e del luogo ove l'incidente e' avvenuto. Per ora l'ordine di pubblicazione e' semplicemente quello di apparizione sul newsgroup, ma se in futuro i contributi fossero molti si puo' pensare ad una sorta di classificazione.



Autore:  Nicola T.
Luogo:  Isola del Giglio (Italia)
Data:  Giugno 1994

Giugno 1994, stavo completando il secondo grado ed avevo alle spalle circa 20-25 immersioni, di cui 6-7 olte i 40 mt. Arrivo all'isola del Giglio, Giglio Campese, con un amico terzo grado, un gommone e tanta voglia di immersioni.
Montiamo il gommone, prepariamo le attrezzature ed andiamo alla secca dei Pignocchi. Ancoriamo e ci buttiamo in acqua mentre qualche nuvola passeggera copre il sole.
Scendiamo uno di fianco all'altro verso il fondo e ci fermiamo intorno ai 38 mt. Mentre il mio amico si gira verso la parete per iniziare l'esplorazione io mi sento improvvisamente a disagio. Ho l'impressione che mi manchi l'aria e la sensazione di poter morire da un momento all'altro. L'impulso immediato, fortissimo e' di risalire immediatamente.
Mi fanno male gli occhi. Ho freddo. Guardo il manometro: 180 atm. Provo l'erogatore (Voltrex nuovo): piu' ne chiedo, piu' ne da'. Aria fresca, senza cattivi odori. Il mio assetto e' regolato. Sto in quota senza pinneggiare o quasi. Eppure la sensazione di morte non mi abbandona. La controllo e penso di poter continuare l'immersione, poi ci ripenso. Il mio socio e' davanti a me a non piu' di 5-6 mt (tutto questo e' avvenuto in una manciata di secondi).
Con due colpi di pinne lo raggiungo e attiro la sua attenzione. Due segnali: qualcosa non va, risaliamo (il secondo con molta decisione). Lui non fa domande, mi da' l'OK e mi porge la mano. Subito penso di non averne bisogno (avevo 29 anni, mica 9), poi cambio idea: tenendomi per mano lui mi avra' sotto controllo senza doversi girare in continuazione. Poi so che un contatto umano puo' aiutare, non mi vergogno neanche un po'.
Gli do' la mano ed iniziamo una lenta risalita. Capisco subito che vuole distrarmi, rilassarmi cercando di fare comunque esplorazione e lo assecondo.
Mi fido totalmente di lui e della sua esperienza. Ogni tanto si gira e mi fa segno. Continuo a chiedergli di risalire e lui non fa obiezioni. Intorno ai dieci metri mi passa tutto e gli do', finalmente, l'OK. A questo punto mi chiede cos'era successo: vertigini ? freddo ? crampi ? Scuoto la testa e gli rispondo : Strizza. Lui ride e risaliamo in barca. La sera abbiamo fatto una splendida notturna nello stesso posto.

Nick




Autore:  Gianni P.
Luogo:  Messico
Data:  ?

La mia era l'11 immersione, a circa 20m in corrente in Messico con 27 °C, pinneggio contro corrente per alcuni metri, mi fermo guardo un'aragosta enorme, dopo 30" riparto, ed ecco l'affanno!
Cerco di ricordarmi cosa ho imparato al corso base, respiri lenti e profondi, rilassarsi occhio al panico ecc... mi vengono in mente tutti gli incubi peggiori, e vorrei togliere l'erogatore (un Voltrex nuovo!) per respirare meglio, il mio compagno (istruttore PADI) si accorge che qualcosa non và, si ferma e mi chiede cosa succede, gli faccio segno di affanno e lui mi risponde di rimanere calmo e di respirare tranquillamente, beh è bastato questo per distrarmi dai miei propositi "suici" e per ristabilire la calma in acqua.

Gianni




Autore:  Danilo
Luogo:  ?
Data:  ?

Prime immersioni per l'advanced,era tutto apparentemente in piena regola, l'ancora era a 13-14 metri, tutto OK .... si scende, appuntamento all'ancora.
Discesa abbastanza rapida (forse troppo), un veloce OK, tutto era praticamente perfetto.
Uno sguardo negli occhi, tutto OK ... bene, si va.
Arriviamo a -25 ed avevo il fiatone, continuavo a sentire la voce di mia moglie nelle orecchie che mi tormentava dicendo "stai attento" e senza neppure rendermi conto sento una bruttissima sensazione di soffocamento, continuavo a respirare sempre piu' velocemente, ma piu' tiravo aria dall'Abyss, piu' lui me ne dava, eppure iniziavo a stringere gli occhi ... avevo solo voglia di uscire dall'acqua.
Non avevo alternative, ero in pieno panico, dovevo uscire.
Non riuscivo piu' a capire quello che il computer mi diceva, non sapevo piu' a che profondita' ero, non capivo ne se andavo a fondo ne se risalivo, volevo solo uscire dall'acqua e mi sentivo sempre piu' soffocare.
Con quella poca lucidita' che mi restava ho dato due colpi di pinne ed ho raggiunto l'istruttore, l'ho afferrato per un braccio e lui ha immediatamente capito. Siamo tornati assieme all'ancora, io pinneggiavo accanto a lui (era una lei nella fattispecie) tenendoci sottobraccio.
Ci siamo quindi fermati all'ancora, ho afferrato la catena dell'ancora come se fosse "l'ancora della salvezza" e solo a quel punto ho iniziato a rilassarmi.
Siamo rimasti circa 5 minuti a contemplare l'ancora e nel frattempo sono arrivati anche gli altri, ovvero l'altro istruttore con gli OPEN, che cercavano di capire cosa fosse accaduto.
A quel punto ero completamente rilassato e tranquillo, ne e' uscita una bellissima immersione.
Da allora non ho piu' fatto discese "rapide" e mi sono reso conto di avere sempre bisogno di un paio di minuti di "ambientamento".

Bye ... Danilo




Autore:  Lucia
Luogo:  Lavezzi
Data:  Estate 1998

Allora... estate '98, immersione a Lavezzi (la terza della stagione!!), tranquilla a 23 mt ma ai limiti della non decompressione (chi ci é stato sa che quell'immersione la si fa praticamente tutta alla stessa profonditá).
Immersione tutto ok, a fine immersione rimaniamo solo io, la mia amica/compagna dell'immersione e l'istruttore, gli altri erano giá risaliti.
Io rimango qualche metro indietro a loro durante la risalita sulla cima dell'ancora, a un certo punto sento che dall'erogatore non arriva + tanta aria...
l'ultima volta che avevo controllato il manometro dava 100 atm e non erano passati + di 5 min!! ricontrollo il manometro e infatti dava + di 80 atm.
Continuo la mia risalita e di aria ne arriva sempre meno, guardo in su e vedo che loro sono poco + avanti ma non raggiungibili con il solo tendere la mano, ho cominciato a essere un po' spaventata, ho cercato di mantenermi lucida e di non cedere al panico: ho aumentato un pochino la velox di risalita ed ho raggiunto la pinna dell'istruttore. Giá solo il fatto di aver attirato la sua attenzione mi ha fatto completamente sparire l'agitazione, ho sentito che anche in quella condizione avrei potuto finire la risalita con calma. gli ho fatto segno che arrivava poca aria ma che avevo ancora 80 atm, lui mi ha offerto il suo octopus ma ho proseguito con il mio erogatore.
Sapete poi cos'era? era il mio naso!!! non avevo avuto nessun sentore di raffreddore o intasamento fino a quel momento!! appena tolto l'erogatore di bocca mi sono resa conto che era il naso intasato ad avermi dato la sensazione di ricevere poca aria!!
Il fatto é che se non avessi avuto a "portata di pinna" l'istruttore non so se sarei andata in panico o se sarei riuscita lo stesso a controllarmi e proseguire la risalita a velocitá normale.

Lucia




Autore:  Lorenzo R.
Luogo:  Immersione in un lago italiano
Data:  1993

Circa 6 anni fa, fresco fresco del corso Open Water , una ventina di immersioni alle spalle con prof. max di c.a. 25 mt. io e il mio compagno (anche lui con la medesima esperienza) decidiamo di provare a fare un immersione al lago ed un pomeriggio armati di muta da 5 mm. e piccole torce da 5 watt.
Incominciamo a scendere abbastanza rapidamente lungo una parete inclinata di circa 45° e composta di sassi ricoperti da un sottilissimo strato di fanghiglia (cosa molto comune al lago).
Man mano che scendiamo la luce si fa sempre piu' fioca e la ns. discesa si arresta quasi a 30 mt.
Appena decidiamo di fermarci ecco l'imprevisto: non ci eravamo accorti che pinneggiando troppo vicini al fondo avevamo alzato una nube di fanghiglia simile ad una valanga di neve che, nel momento esatto in cui ci siamo fermati, per forza di gravita ci è piombata addosso all'improvviso oscurando completamente l'ambiente circostante.
Potete immaginare lo spavento nel ritrovarsi al buio piu' totale a 30 mt. senza nemmeno riuscire a vederci l'un l'altro e con la temperatura di 7 °. A tentoni ci siamo cercati nell'oscurità e per fortuna ci siamo trovati quasi subito, e altrettanto rapidamente ci siamo stretti per le braccia.
Istintivamente abbiamo incominciato risalire in questa nuvola nera ma cosi' facendo abbiamo solo aggravato la situazione difatti sentivo il computer suonare e non riuscivo a capire e vedere se stavamo spallonando.
In quegli attimi ricordo che il respiro e le pulsazioni cardiache erano alle stelle.
Qualche manciata di secondi dopo, senza sentire piu' il contato con il fondo, in pieno panico, decido di pinneggiare orizzontalmente anziché verso l'alto, trascinandomi dietro il mio compagno e per fortuna di colpo ci siamo ritrovati fuori dalla nuvola e tutto è ritornato limpido.
Siamo ritornati in superficie piano piano ed appena fuori dall'acqua ci siamo detti quanto eravamo stupidi ad aver sottovalutato un'immersione che sia per la profondità elevata rispetto alla ns. esperienza che per l'ambiente ostile non era proprio il caso di fare.

Lorenzo




Autore:  Paolo Z.
Luogo:  Sharm El Sheikh (Mar Rosso), stretto di Tiran
Data:  1995

Agosto 1995, Sharm El Sheikh, Stretto di Tiran.. iniziamo un'immersione programmata per il passaggio del Canyon di Thomas Reef, profonfita' prevista 45mt.
Premetto: bombola da 12litri monoattacco!!
Apro il gruppo e, dopo aver effettuato il percorso previsto mi accorgo di un'istruttore che ci passa placidamente sotto dirigendosi verso la fine del canyon....
D'accordo con il mio compagno decido di verificarese questo "imbecille" fosse o meno in ebbrezza, per cui lo sego e lo prendo alla fine del canyon (non cito la profondita') per accorgermi che e' perfettamente cosciente.
A questo punto inizio a risalire, dopo averlo mandato a....... a mi faccio 36 minuti di deco, iniziando a 9 mt.
Non vi riporto cosa gli ho detto urlandogli in faccia al mimento della risalita!!!!

Paolo


Autore:  Paolo Z.
Luogo:  Isola di Giannutri(Italia), relitto del Nasim
Data:  ?

Isola di Giannutri, immersione sul relitto del Nasim. Durante la discesa (circa a 45mt) il mio compagno mi fa cenno che qualcosa non va nell'erogatore, con gli occhi "strani"; lo prendo per il jacket e gli offro il mio octopus, lui fa cenno di no. Poi mi indica ancora che qualcosa non va!! Gli offro ancora il mio, indicandogli anche che ne possiede un'altro!!!, lui non sembra convinto. Allora lo prendo per mano ed inizio a risalire, tenedolo d'occhio... arrivati a 25mt la sua faccia cambia, autonomamente prende il suo octopus e mi chiede perche' lo tengo per mano!!!!!

Paolo



Autore:  Lorenzo R.
Luogo:  Sestri Levante(Italia)
Data:  1996

Decidiamo di fare il Kt in quanto il mare era piatto, corrente non ce ne era e la visibilità era ottima.
Ci prepariamo io ed il mio compagno con una mono da 15 lit. bi-attacco e muta stagna. Al check pre-immersione noto che entrambe le bombole sono a 180-185 atm. nessun problema ho pensato visto che normalmente non consumo molta aria.
Con noi si immergono anche due sub di Livorno dotati di bibombola da 20 lit. che solo per caso iniziano l'immerssione con noi.
Giunti sul fondo io vengo attratto dalla bellezza del relitto ed incomincio a scattare una foto via l'altra a tutto quello che vedo.
Premetto che era una delle mie prime immersioni con la macchina fotografica. Ad un certo punto dopo circa un quarto d'ora ad oltre 50 mt. il mio compagno mi notare l'enorme tempo necessario per la risalita segnalato dal computer. Normalmente sono abbastanza attento ai numerini che compaiono sul quadrante ma quella volta impeganto a far fuori il rullino proprio non me ne ero accorto.
Avevamo la bellezza di 25 min. di tempo necessario alla risaltita e la prima tappa di deco a partire da 9 mt. Ok cerco la cima dell'ancora e guardo il manometro: 50 ATM !!!! Risaliamo subito sulla cima ma da -50 mt. a -9 senza far suonare l'allarme di risalita rapida ce ne metti di tempo ed ecco che giunto alla prima tappa dei 9 mt. il manometro segna 10 atm ed il computer dice 20 min. di deco.
Agitatissimo guardo la bombola appesa alla barca sopra di me a 3 mt e penso già di saltare la tappa dei 6 metri , ma ecco fortunatamente dal basso stanno risalendo i due con i bibo.
Li aspetto e appena a portata di tiro ci chiedo quanta aria hanno ancora. Per fortuna avevano 80 atm, che per un 20 lit. sono parecchie.
Tiro l'ultima boccata dalla mia bombola quasi esaurita e mi faccio i rimanenti 6-7 min. di sosta con respirazione in coppia (idem il mio compagno). Finita la tappa risaliamo ai tre metri e ci attacchiamo per un buon quarto d'ora alla bombola di sicurezza appesa sotto la barca e finalmente solo quando usciamo dall'acqua incomincio a sentirmi meglio. Questo è un episodio di cui mi vergogno un po' perchè ho commesso due errori gravi: la mancata pianificazione dell'immersione e la sopravvalutazione delle miecapacità.
Negli anni a venire ho rifatto il kt. ed immersioni anche piu' impegnative di questa ma non mi è mai piu' successo di uscire con meno di 50 atm. nella bombola.
Questa brutta esperienza , per fortuna risoltasi positivamente, mi ha insegnato molto.

Lorenzo



Autore:  Corrado B.
Luogo:  Lago di Castelgandolfo(Italia)
Data:  ?

Dunque: avevo appena comprato il nuovo GAV "evoluto" da 50 l, e per una serie di ragioni non lo ho stoltamente provato con la circospezione del caso in qualche metro d'acqua per due o tre immersioni di ambientamento.
Piuttosto, era in programma un'immersione nel lago di Castelgandolfo (per me) impegnativa, nella quale il suddetto GAV fece il suo "esordio" e non ebbi la saggezza e la forza di astenermene, poiché mancavo dall'acqua da circa 20 giorni ed ero in crisi di astinenza.
Arrivato alla prima tappa prevista a 36 metri (*), mi inizio a sentire eccessivamente positivo, tanto che qualche tappa più su si rende necessario un pinneggiamento che se non era proprio a testa in giù, non troppo ci mancava.
La situazione peggiora nettamente fino a che verso i 15 metri cominciano a comparire delle rassicuranti grosse pietre; afferratane una, scopro che l'assetto era così balordamente positivo da costringermi a stare praticamente seduto col pietrone in grembo.
Il problema era che la pettata davvero ripida mi impediva una posizione stabile, tanto che durante la tappa dei 6 metri, il pietrone sfugge e pallono in modo ignobile, vergognoso e pressocché istantaneo.
Per fortuna i miei efficientissimi amici mi aiutano scaricando il proprio GAV e "ancorando" il sottoscritto al fondo, per quanto era possibile. Tutto è andato OK ma mi sono dato dello stolto e sciocco, e ogni tanto lo penso ancora nel riandare con la mente all'accaduto.
Non ho mai scoperto una spiegazione del problema che mi convincesse, tanto più che il mio assetto iniziale poteva essere reso estremamente negativo a GAV scarico, anche tenendo conto della quantità di gas consumata.
La mia opinione è che essenzialmente non lo scaricavo in modo corretto, utilizzando gli "schemi motori" propri del precedente mio GAV. In quello nuovo, l'attacco del corrugato non è all'apice del "ferro di cavallo" (la forma del sacco, cioè) e può darsi che dovessi piegarmi di lato a evitare una sacca d'aria all'apice del sacco medesimo.
Ho rimediato aumentando di molto i pochi elastici di serie che compattano il sacco e, con la medesima attrezzatura e stesso tipo esatto immersione, il problema non si è più verificato; non sono però certo che fosse tutto qui e ancora mi interrogo sulle cause. Resta il fatto che la lezione più sonora è stata di indole "psicologica"; se magari fossi stato sott'acqua i giorni precedenti non mi sarei fatto prendere da "crisi d'astinenza" e il conseguente indebolimento dei meccanismi raziocinanti.
(*) affinché non si pensi a immersioni "mostruose" che peraltro non so fare, il fondo era meno di venti metri più in basso per un tempo di circa 15 minuti.

Corrado



Autore:  Edoardo
Luogo:  ?
Data:  1992

Era il lontano 1992, avevo appena preso l'Open Water.
Stavo facendo, insieme al mio istruttore e ad altri ragazzi, un'immersione a 40 metri; appena arrivati sul fondo, a causa del vizio di stare attaccato alle persone, prendo una pinnata sui denti, risultato la maschera se ne va; nessun problema penso, rimetto la maschera sul viso e tento di svuotarla, ma la maschera non si svuota: PANICO.
Afferro la pinna del mio istruttore che mi precede e richiamo la sua attenzione.
Segnalo di voler risalire (in acqua libera da 40 metri), lui mi prende per le spalle mi calma (avrei voluto vedere la mia faccia in quel momento) e mi invita a riprovare, al secondo o terzo tentativo riesco a svuotare la maschera con mio grande sollievo.
Ho termianto l'immersione normalmente sempre seguito con occhio vigile ed il motivo per il quale non riuscivo a svuotare la maschere era....IL RAFFREDDORE!!!!!!!!!!!!!!! Praticamente mi soffiavo il naso nella maschera. Blah!

Edoardo



Autore:  Cesare B.
Luogo:  Relitto "Bettolina" a Setri Levante
Data:  1996

Maggio 1996, fresco di brevetto Rescue della Padi mi apprestavo a fare un'immersione al relitto "Bettolina" di Sestri L.
La mia compagna di barca, una signora svizzera, età 45/50 fresca di Advanced, alle sue prime immersioni profonde (ad eccezione penso di quelle canoniche del brevetto ADV).
Scendiamo lungo l'ancora, tempo buono ma visibilità quasi zero. A circa -28 mt. lei mi fa segno di avere problemi di compensazione, ci fermiamo ... risaliamo di qualche metro ... mi segna ok.
In quel momento un'altra coppia che scendeva dopo di noi ci investe in pieno (noi eravamo fermi lungo la catena dell'ancora).
Questi due nemmeno si accorgono di averci urtato e continuano la loro discesa !
Vedo a quel punto la signora davanti (1 mt) a me senza erogatore in bocca e la maschera semi allagata, il TERRORE nei suoi occhi, cerca affannosamente l'erogatore che le era andato credo dietro alla sua bombola.
Panico completo, non si ricorda neppure di averne un'altro di emergenza. Faccio per passarle il mio, (d'istinto, alla faccia di tutti i regolamenti, le do quello che ho in bocca !!! ... è così in quel momento tutto accade in pochi sec.), ma ella LO RIFIUTA e cerca di RISALIRE !!! velocemente (eravamo a circa -25) (ovviamente con la bocca chiusa): presa dal panico cercava la superficie.
Riesco per fortuna ad afferrarla per una pinna e la tiro giù di forza.
A quel punto la prendo per la rubinetteria e la blocco (forse qui mi viene in aiuto il corso rescue) , le rimetto in bocca a forza il suo erogatore e lei si calma ....
Tutto per fortuna è finito bene, (... anche l'immersione è finita subito ...sigh); ripensando poi all'accaduto capisco come alla fine conti molto di più la freddezza e l'autocontrollo che tutti i corsi di salvataggio che uno possa aver fatto.
In quei momenti, oltre a non avere tempo per pensare, ti trovi a dovere affrontare situazioni che credi di avere imparato, ma che fino al momento in cui non ti si presentano non capisci cosa possa voler dire affrontare un sub in panico attivo che ti guarda con gli occhi atterriti e cerca disperatamente di risalire verso la luce.
Penso che la signora sapesse benissimo cosa avesse potuto comportare una risalita così veloce da quella profondità, ma tant'è che in quel momento l'unico suo pensiero era la superficie.
Oggi a distanza di tempo scherzo sull'episodio con gli amici, ma comunque una certa riflessione sull'accaduto mi ha insegnato ad affrontare ogni immersione, specialmente con persone che si conoscono appena, con molta prudenza.
Un mondo affascinante il blu ...ma degno sempre e comunque del massimo RISPETTO.
Buone bolle a tutti

Cesare :-)



Autore:  Marco
Luogo:  Liguria
Data:  ?

Ero in Liguria ed avevo il primo grado FIPS CMAS ed mi apprestavo a fare il secondo grado, immersione pianificata a 30 m. dalla barca, discesa sull' ancora con le dovute soste, stop sull' ancora nuotata a scaglioni fino alla parete e di nuovo stop.
Nel breve tragitto alla parate l' istruttore che chiudeva il gruppo ci supera per avvisare l ' altro istruttore che ci precedeva gia sulla parete che il gruppo era a posto e si poteva iniziare l ' esplorazione ad una prof costante di 30 m. , io per quel breve tragitto mi trovo ultimo con il mio compagno, sento il mio erogatore diventare duro e rallento, il mio compagno impegnato ad osservare gli altri e a vedere come si sistemavano vicino alla parete non si accorge, cambio eragotore, e la situazione peggiora, mi fermo cerco il primo erogatore e va in ventosa, prendo il secondo e va in ventosa e gli altri si allontanano, guardo il manometro 120 atm ma aria nulla e sono in dispnea, dentro di me penso non e ' possibile attrezzatura nuovissima, ma gia collaudata in altre immersione, erogatori costosi, per una frazione di secondo incredulo penso di avere un problema fisico io, riprovo aria nulla, uno sguardo alla superficie, uno sguardo al compagno e decido di partire a gran velocita verso il compagno lontano solo forse solo 10 o 20 metri da me ma che nuotava allontanandosi (sbagliando ma stare calmi e pensare di pinneggiare lentamente per risparmiare la poca aria nei polmoni in quel momento....) arrivo a lui con i crampi allo stomaco lo afferro per la rubinetteria lo giro e senza fargli nessun segno non ce nera il tempo gli afferro il suo secondo eragotare, e qui iniziano i problemi, perche lui capisce subito che sono in difficolta e mi asseconda in tutto, ma siamo nel blu e impegnato a calmarmi, non controlla il profondimetro e non si accorge che ci stiamo velocemente abbassando, morale ci recupera l ' istruttore a quasi 40 m. per fortuna eravamo all' inizio dell' immersione e siamo usciti solo con la sosta preventiva di deco prolungata a 5 min per l affanno.
PS Perche si sia bloccata la rubinetteria della bombola resta un mistero Paura tantissima e ancora oggi se avverto qualcosa di strano nell' erogatore ho paura.

Marco



Autore:  Virginia B.
Luogo:  ?
Data:  ?

Prima immersione profonda a -30 m per il brevetto Advanced.
Mare parecchio mosso... vestizione in acqua...
Dopo alcune difficoltà di compensazione all'inizio, con la mia compagna ho seguito il resto del gruppo per fare gli esercizi del corso...
Verso i -25 m in parete, ho cominciato ad andare in affanno...
La mia compagna che non si è accorta di nulla ha continuato la discesa e io, beccato il primo spuntone di roccia a cui aggrapparmi, mi sono fermata.
Dopo qualche minuto la mia compagna è tornata arrabbiata gesticolando come una matta, perchè non ho continuato la discesa con lei.
Dopo un'attimo e diversi gesti da parte mia si è resa conto che avevo qualche grosso problema: stavo andando in narcosi...
Abbiamo ricominciato a risalire, e abbiamo terminato l'immersione facendo un giretto tranquillo a 15 metri.
La cosa è finita bene!
Con questa ragazza non ho più fatto un'immersione!
Se non ti puoi fidare del compagno... di chi ti puoi fidare? Anche alle profondità più tranquille può capitare qualcosa!
Inoltre ho imparato (soprattutto quando sono in vacanza da sola) a contare soprattutto sulle mie capacità! Cerco di conoscere i miei limiti e ogni giorno sono diversi!

Virgi



Autore:  Massimo I.
Luogo: 
Data: 

Piccoli aneddoti:
- Immersione semplice sui 20m. Al momento di risalire (a circa 8-10m) ci siamo serviti di un salsicciotto gonfiabile per segnalare la posizione. Una volta gonfiato con il secondo erogatore il salsicciotto segnalatore, questo è partito a razzo per la superficie. L'erogatore usato per gonfiare, a questo punto, si impigliava sul filo legato alla "boa" di segnalazione.
Fortunatamente non sono pallonato, soprattutto per 2 motivi: il gav sgonfiato prima di procedere all'operazione e PRINCIPALMENTE perché il mio compagno era a distanza di un braccio e ha potuto trattenermi per il tempo necessario a sganciarmi.
- Vacanza in Sicilia con gruppo di subacquei. In barca ci dividiamo in 2 gruppi (gruppo più profondo e gruppo con profondità limitata); non viene associato un compagno stabile (sarò pedante ma lo considero una leggerezza); la guida consente al gruppo di "disperdersi" in profondità; per l'immersione avveniva dopo mesi di "astinenza".
Risultato: dopo qualche minuto di immersione mi accorgo di una ragazza (peraltro molto valida) poco distante da me SOLA e completamente immobile; mi avvicino, le tocco il braccio e ricevo in cambio una sua forte stretta al mio braccio. Sebbene penso si possa definire come un inizio di panico (sguardo e respiro sembravano alimentare questa ipotesi), ha mantenuto una discreta lucidità ha riguadagnato qualche metro verso la superficie e proseguito tranquillamente.
- Stessa vacanza già citata. Ennesima immersione fonda (intorno ai 60m).
Nessuna pianificazione. In questo caso ho assistito una sub palesemente in panico: cercava di nuotare verso la parete pinneggiando parallelamente alla parete stessa. Anche in questo caso è bastato (fortunatamente) un contatto "umano" mano nella mano risalendo per qualche metro. (P.S. : la guida si è limitata ad assicurarsi un "OK" a più di 10m di distanza!!!).
- Immersione semplice a 2. Scendiamo (troppo?) rapidamente verso quota 30m, visibilità mediocre. Arrivati in quota mi accorgo che il compagno aveva difficoltà a respirare. Guadagna qualche metro un po' velocemente, riesco a convincerlo a fermarsi e a respirare con calma dal mio erogatore.
La situazione migliora leggermente. risaliamo con calma e usciamo con calma dopo una deco di sola sicurezza (immersione di pochi minuti ma con molta "agitazione"). Fuori la spiegazione che mi è stata fornita riguarda l'eccessiva durezza dell'erogatore e soprattutto una difficoltà "personale" ad inspirare (quasi un blocco psicologico).

Massimo



Autore:  Bruno O.
Luogo:  Punta Chiappa, promontorio di Portofino (GE)
Data:  ?

Prima uscita dopo l'open.
Con un altro neo brevettato e un terzo amico anch'egli open diver decidiamo di fare una immersione facile per conto nostro a Punta Chiappa (promontorio di Portofino).
Ci immergiamo e facciamo un bel giro tranquillo tranquillo sui 15-18 metri per una ventina di minuti.
Tornando indietro sui 14 metri mi si sgancia improvvisamente la cintura dei pesi e mi sento di colpo portare verso l'alto.
Non sono attaccato alla parete, anzi un po' lontano, sono a mezz'acqua e non riesco ad afferrare i pesi.
Vedo il mio compagno sopra di me, un po' spostato; pinneggiando mentre sgonfio il GAV riesco a raggiungerlo e ad attaccarmi alla sua gamba. Fortunatamente lui capisce subito quello che sta succedendo e sgonfia il suo GAV più che può.
Nonostante questo siamo positivi e incominciamo a risalire sempre più veloci.
Il Guardian suona come un matto.
Fortunatamente non siamo spaventati e respiriamo regolrmente dall'erogatore durante la risalita.
Pochi secondi e siamo fuori dall'acqua.
A quella profondità e con un profilo di immersione così tranquillo non è successo niente, per cui una gran risata e botte di sfottò reciproche.
Se fosse capitato in altre circostanze...

P.S: la cintura si è sganciata DALLA PARTE DELLA FIBBIA, non si è 'aperta'. Era una delle prime volte che la usavo, apparentemente era perfetta, l'aveva montata il negoziante e io non avevo controllato che la cintura facesse il giro nella fibbia nel modo corretto (adesso lo faccio sempre!). Controllate gente, controllate.

Bruno





Autore:  Massimo
Luogo:  crociera di una settimana alle Maldive
Data:  1999

Durante la settimana di vacanza sono state eseguite 12 immersioni (2 o 3 giornaliere), alcune sono stare fuori curva (da 3 a5 -a seconda dei profili e dei computer di ciascun sub-).
Le immersioni erano previste in corrente, ma, in realtà, questa era presente in maniera molto sporadica: in sostanza mi è toccato pedalare spesso e -per mantenere il contatto con la guida- piuttosto velocemente a quote comprese tra i 25 e 35 metri.
La mattina precedente la partenza è stata fatta una sola immersione (qualcuno è finito fuori curva di pochi minuti). L'intervallo di superficie prima del volo è stato di 25 ore, tutti i computer (Aladin di diverse generazioni e un Guardian) avevano terminato il periodo di no-fly tranne l'unico Aladin Air che segnalava ancora un breve periodo.
La sera precedente la partenza una ragazza segnalava un lieve prurito ad una mano.
Poco dopo la partenza in aereo un'altra ragazza segnalava un formicolio alla mano sin. e al braccio, nessun peggioramento durante tutta la durata del volo (12 ore circa).
Al ritorno in Italia, hanno aspettato (invano) la scomparsa dei sintomi, la seconda ragazza ha preso degli antiinfiammatori di uso comune. Il lunedì mattina (a distanza di 36 ore dall'arrivo e 3 giorni dall'ultima immersione), in mancanza di miglioramenti, le due ragazze chiamano il DAN e dopo una prima visita vengono ricompresse in camera iperbarica (tabella 6 prolungata con un ulteriore periodo a 9m.)
A questo punto accade un'altra cosa degna di nota: al diffondersi della notizia dei 2 casi di MDD altre 5 persone (su un totale di 10 partecipanti!) iniziano a presentare qualche sintomo da MDD. Nel dubbio il pronto soccorso effettua anche in questo caso un trattamento in camera.
Il giorno seguente risultava questa situazione:
- per 3 persone dell'ultimo gruppo la situazione è andata normalizzandosi
- per 2 persone dell'ultimo gruppo veniva effettuata un'ulteriore ricompressione di sicurezza di breve durata, successivamente la situazione è andata normalizzandosi
- la ragazza che mostrava dei sintomi da MDD anche prima della partenza migliorava la propria situazione effettuando una terapia iperbarica più completa (3 o 5 ricompressioni -3 sono già state fatte, ora dovranno decidere se proseguire con le 2 successive)
- all'altra ragazza (che ha iniziato ad accusare i sintomi in aereo) è stata riscontrato un problema tra cervicali e spalla solo lieve peggiorato da una lievissima MDD.

Conclusioni:
- sottovalutazione dei sintomi iniziali della prima ragazza: ciò a causata la scelta di una terapia più prolungata dato che il caso è stato trattato a molta distanza temporale dall'immersione
- l'intervallo di no-fly è risultato risicato: i computer non posso valutare correttamente lo sforzo in immersione (tranne l'Air) e il tempo da loro proposto andrebbe valutato con la dovuta attenzione (vorrei fare notare che la guida proponeva, per l'ultima giornata, 2 immersioni!), andrebbe poi valutata la possibilità di concludere con una immersione un po' più leggera (io sono rimasto in curva con difficoltà)
- dopo i primi 2 ricoveri si è verificato un curioso fenomeno che ha portato 5 persone a segnalare sintomi da MDD ad enorme distanza dal volo e da immersioni; per la dovuta sicurezza i medici hanno preferito ricomprimere, mi rimangono comunque parecchi dubbi sulla reale entità del problema.
Saluti.

Massimo





Autore:  Fabio
Luogo:  Sardegna, Golfo di Cagliari
Data:  Domenica 4/7/1999,ore 18.40 circa

Siamo sul relitto, finalmente il vento a deciso di darci una tregua e il mare inizia a placarsi...... quasi non ci speravamo più.
Veloci ci vestiamo (siamo 4), colleghiamo bombole, erogatori, gav, computer ect. e andiamo in acqua.
Un veloce controllo finale e giù verso il blu seguendo la corda dell'ancora.
Arriviamo precisi sul relitto a quota -43 e facciamo un attimo di pausa. L'erogatore mi sembra un pelo più duro del solito e decido di passare a quello di riserva: non cambia niente, anche questo sembra un pò duro... forse ricordo male circa la dolcezza dei miei erogatori.
Sorvoliamo il fianco del relitto e arriviamo sino quasi alla sabbia verso la prua poi torniamo indietro per dirigerci verso poppa.
Siamo quasi arrivati quando il mio erogatore diventa sempre più duro sino a non dare quasi aria...... veloce sguardo al manometro..... tutto ok, ancora 120 bar ma la lancetta non è stabile, quando inspiro tende a scendere........ passo all'erogatore di scorta e anche lui quasi non fornisce l'aria richiesta.
Mi giro intorno e vedo il mio compagno a non + di 2 mt. di distanza, lo raggiungo e mi attacco letteralmente al suo erogatore di riserva...... aria finalmente.
Veloci cenni d'intesa e filiamo verso la fune dell'ancora mentre allo stesso tempo risaliamo verso la superficie.
Quando raggiungiamo la fune dell'ancora siamo a quota -23 e respiriamo in due dalla bombola del mio compagno d'immersione.
Faccio una prova e riprendo uno dei miei erogatori...... l'aria arriva, un pò faticoso ma riesco a respirare.
Continuiamo la risalita senza altri problemi e, fatte le tappe di deco previste, risaliamo sul gommone.
Controllo i due erogatori e sembra tutto ok, premendo il pulsante di spurgo l'aria esce regolarmente, tutto è collegato bene....... boh!!!!
Chiudo i rubinetti........ma, sono quasi già chiusi..... neanche 1/4 di giro.
Ho capito tutto, era la bombola che a causa dei rubinetti semi chiusi non riusciva, con il calare della pressione interna e l'aumentare della profondità, a fornire l'aria richiesta.
I rubinetti non sono stati aperti da me che mi sono limitato (leggerezza) ha controllare che l'aria uscisse dagli erogatori premendo i pulsanti di spurgo.
Tutto comunque è finito per il meglio e la disavventura contribuisce a far esperienza,d'ora in poi aprirò personalmente i miei rubinetti.
Saluti.

Fabio



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