it.hobby.scuba FAQ [Capitolo 3 - Attrezzatura subacquea]
it.hobby.scuba's F.A.Q.



3.ATTREZZATURA


3.1 MASCHERE

3.1.1 Come scegliere la maschera migliore ?

Si prova ad indossarla e quando la si ha sul viso, senza infilare il cinghiolo sulla testa, si aspira aria dal naso fino a sentirla aderente sul volto e si trattiene il fiato.
Se si ha un effetto ventosa perfetto, va bene, altrimenti se entra aria, non è adatta al proprio viso.
Per l'attivitá subacquea degli apneisti é necessario che la maschera abbia un piccolo volume interno (di solito si ha con maschere a 2 vetri di non grande dimensione) per limitare l'aria da immettere con il naso atta a compensare la depressione che si crea, causata dall'aumento di pressione durante la discesa; per le immersioni ricreative con autorespiratore si preferisce invece una maschera con una buona visibilitá e non ci si cura troppo del volume interno.
Si presti attenzione alla regolazione del cinghiolo, operazione che deve essere facile anche indossando i guanti, ed alla presa del naso, che deve permettere la compensazione in modo semplice.
Per quanto riguarda i materiali, molto buono è il silicone, meglio se trasparente (tranne che per i pescatori sub che ne odiano i riverberi) in quanto più luminoso, più morbido e normalmente anallergico . Valida anche la gomma, ultimamente poco usata, ma che pero' invecchiando diviene più dura e fragile.


3.1.2 Come evitare che la maschera si appanni sempre?

Per evitare che una maschera nuova si appanni é opportuno pulire il vetro interno con del dentifricio, non in gel ma di pasta usuale in modo da ottenere una certa azione abrasiva.
Si noti che taluni modelli di machera con 4 o 6 lenti hanno la caratteristica di avere le lenti laterali in plexiglass e dunque l'azione abrasiva del dentifricio potrebbe irrimediabilmente rigarne le superfici.
Prima di ogni utilizzo in acqua apporre sul vetro interno una certa quantità di saliva, o di liquido anti appannante, a maschera ancora asciutta, spalmare bene e quindi bagnare ed infilare.


3.1.3 Che differenze ci sono fra le maschere con unico o doppio vetro?

Le maschere con un unico vetro sono composte da un unico vetro temperato e consentono di solito una maggiore visione dell'ambiente esterno. Quelle invece a due vetri sono utili per attuare correzioni ottiche.


3.1.4 Le lenti sostituibili delle maschere che tipo di difetti visivi permettono di risolvere (miopia, astigmatismo, etc.)?

Le maschere con lenti correttive correggono normalmente miopia, astigmatismo, e presbiopia, le maschere con 4 vetri (2 inferiori) possono correggere simultaneamente i due difetti.


3.1.5 La maschera ha bisogno di una manutenzione particolare se non usata per lungo tempo?

Tutte le maschere devono essere sciacquate con acqua dolce, al termine delle immersioni, e fatte asciugare lontane da fonti di calore e non esposte al sole. Prima di riporle, per un lungo periodo di attività, necessitano che si levi il cinghiolo dalla clip di arresto, al fine di scongiurare rotture dovute a posizioni costrette del cinghiolo stesso.
Le maschere in silicone non devono essere poste a contatto con materiali di gomma al fine di evitare l'ingiallimento del materiale.




3.2 PINNE

3.2.1 Quali sono i tipi di pinne piú adatte alla subacquea con autorespiratore?


3.2.2 Meglio con cinghiolo o senza?




3.3 ZAVORRA

3.3.1 Quanti kg. devo mettere in cintura?

Dipende dalla propria corporatura, il miglior sistema (definito "pesata" da alcuni) per definire la quantità di zavorra da utilizzare è provare ad ottenere un galleggiamento neutro vestendo la sola muta e facendo qualche prova in inspirazione totale (in cui bisognerebbe avere il viso emerso) e espirazione (in cui deve essere possibile affondare senza troppi problemi e senza movimenti forzati).
Solitamente i principianti tendono ad avere bisogno di una maggiore quantità di piombo che viene usualmente ridotta appena viene acquisita una maggiore esperienza nell'uso del gav e una maggiore padronanza dell'effetto della respirazione e del volume polmonare nell'assetto del subacqueo.
Si ricordi che la leggera differenza di peso specifico fra l'acqua di mare e l'acqua pura può falsare eventuali prove condotte in piscina, costringendo ad aumentare leggermente la zavorra per immersioni condotte in acqua salata.


3.3.2 E' meglio usare solo la cintura o distribuirli anche nel GAV?

Si veda il capitolo sui gav in proposito, ma in generale la scelta è soggettiva. Fondamentale però è che ovunque sia la zavorra deve essere previsto un sistema agevole di sgancio rapido in caso di emergenza, facilmente azionabile anche da terzi (si legga:compagno di immersione)


3.3.3 A cosa servono le cavigliere, le polsiere e simili?


3.3.4 Che fare se d'un tratto perdo la zavorra?




3.4 MUTA E SIMILI

3.4.1 Quali sono le principali caratteristiche per valutare una muta umida?


3.4.2 Quali sono i tipi di neoprene usati nella fabbricazione delle mute? Come riconoscerli?


3.4.3 Quali vantaggi possiede e cosa e' esattamente una semi-stagna?

La semistagna possiede dei vantaggi rispetto alla stagna anche se piu' limitati.
I vantaggi fondamentali sono che e' termicamente piu' calda della muta umida e quindi permette di avere meno problemi con acque fredde o con lunghe permanenze in acqua.
I vantaggi di questo si possono tradurre in minori problemi di crampi, di affaticamenti, etc. etc. quindi puo' migliorare l'immersione sportiva e il divertimento ad essa connessa.
Taluni lamentano che la cerniera stagna (elemento costoso della muta semi-stagna), che tali modelli hanno (di solito sul dorso), tenda ad irrigidire la schiena, ad essere fastidiosa con la bombola, ma il giudizio e' soggettivo. Opinione diffusa invece e' che sia una muta assolutamente non adatta (quanto a vestibilita', forma, etc.) alla attivita' di apnea, ad esempio legata alla pesca sub.


3.4.4 Che cosa é esattamente e quali vantaggi possiede una muta stagna? Richiede conoscenze supplementari o brevetti aggiuntivi?

La muta stagna é sempre stata considerata uno strumento per immersioni tecniche o professionali o per quei sub disposti a spendere qualcosa in più di una normale muta umida in cambio di uscire dall'acqua asciutti.
La maggioranza degli utilizzatori di mute stagne erano i cosiddetti "professionisti subacquei", cioè quelle persone che si immergevano e si immergono tutt'oggi per lavoro, nei cantieri e piattaforme subacquee, lavori portuali ed altre attività di questo genere.
In questi ultimi anni le aziende subacquee hanno cercato di migliorare la tenuta termica delle normali mute, tuttavia il problema "asciutto" rimane; per questo ultimamente la diffusione delle mute stagne per uso sportivo è in aumento, i prezzi sono sempre più accessibili, e quasi tutti i negozi e le scuole propongo corsi mute stagne a prezzi ragionevoli ed in tempi brevi.
Innanzitutto sfatiamo subito il mito della muta stagna come indumento pericoloso.
Spesso si sentono voci di subacquei rivolti a testa in giù con l'aria negli stivali, perdere le pinne e fare la classica "pallonata", niente di più falso.
Dopo avere seguito un corso adeguato di muta stagna, ed avere fatto un numero di immersioni adeguate, indossare una muta stagna è come indossare una normale muta umida, con qualche accorgimento in più.
Se si dovesse capovolgere, basta effettuare una semplice operazione si ritorna nel normale assetto, operazione molto più semplice che svuotare una maschera.
Vediamo da vicino cose la muta stagna.
Si tratta di una muta che impedisce completamente l'ingresso dell'acqua a riesce a mantenere il volume costante grazie alla possibilità di immettere aria all'interno, compensando la pressione dell'acqua durante la discesa.

   Materiali e caratteristiche

Le stagne si dividono in cinque grandi categorie, Neoprene, Gommato, Trilaminato, Poliuretano, e Neoprene (Ipe/Pre compresso, cellule rotte Crushed....)

  • Di Neoprene classico da 7mm, cioe' il neoprene con il quale producono le mute umide e semistagne, ce ne sono vari tipi, Yamamoto, Sheiko, con termoriflettente, plsuh, titanio e mille altri, ma tutti si comportano allo stesso modo, cioè si riduce di spessore con la pressione.
    I vantaggi principali sono la morbidezza e la ottima vestibilita', tengono molto caldo, ma non in profondita', non necessitano di sottomuta di grosso spessore.
    Gli svantaggi sono sicuramente che il neoprene perde le sue caratteristiche con l'aumentare della pressione, quindi piu' si scende e meno tiene caldo, necessita di tanta zavorra, ed una volta in profondita' si diventa molto negativi, inoltre una volta finita l'immersione ci mette molto ad asciugarsi.
    Se una muta e' fatta bene tengono sia cuciture che incollaggi.
    Una buona cucitura non deve essere passante, ed all'interno deve essere nastrata o meglio ancora incollata con dei collanti tipo aquasure elastici.
  • Il tessuto gommato (vedi Viking), sono molto robuste, anche se dipende molto dallo spessore e dal tipo della gomma ci sono dei modelli economici poco resistenti ed altri di maggiore spessore molto piu' robusti, ma anche piu' rigidi, pesanti e meno elastici, quasi tutte sono molto facili da riparare, durano nel tempo e richiedono poca manutenzione.
    Per avere qualcosa di buono si sale di prezzo e non si ha una buona vestibilita', visto la pesantezza del materiale necessitano di un sottomuta.
  • Il Trilaminiato e' un tessuto formato solitamente da due fogli di nylon ed all'interno viene inserita una gomma butilica, che rende il tutto impermeabile, ci sono vari spessori di trilaminato vanno intorno ai 300 grammi su metroquadro in su.
    Sono mute molto resistenti, ma per niente elastiche, sono molto leggere, ottimo prezzo, ma difficolta' nelle riparazioni.
    Necessitano di un sottomuta.
  • Il Poliuretano e' stato studiato per ovviare alla rigidita' e pesantezza della gomma ed alla poca elasticita' del trilaminato.
    Ha un procedimento di assemblaggio abbastanza complesso, viene saldato ad alte frequenze, sistema che personalmente non conosco molto bene quindi non mi pronuncio, anche se ci sono pareri molto contrastanti sulla durata nel tempo di questo tipo di saldature.
    Se qualcuno ha qualche esperienza in merito mi faccia sapere.
    Necessitano di un sottomuta.
  • Il Neoprene pre, ipercompresso, o a cellule rotte, si tratta di un neoprene nel quale le celle d'aria sono ridotte al minimo, quasi inesistenti, poi sul foglio di neoprene viene inserita una fodera in nylon, chiamata armatek che rende il tutto robustissimo.
    I vantaggi principali del neoprene sono inanzitutto un ottima vestibilita', la muta si presenta molto elastica, robusta e resitente alle abrasioni.
    Ha inoltre una buona tenuta termica se paragonata ad una di tessuto.
    Le mute stagne costruite con questo materiale sono pero' abbastanza costose e relativamente pesanti.
    Il neoprene precompresso viene cucito con cuciture non passanti ed incollato con una nastratura elastica all'interno.
    Ultimamente sono uscite anche nuove mute oltre alla solita DUI e Mobby's, con le quali si ragiona sui prezzi mantenendo sempre alta la qualita'.

    NOTA: ci sarebbe da dilungarsi ancora molto sulle valvole (APEKS o SI-TECH?) sulle cerniere (BDM, TALON DYNAT), sui polsini e collo meglio in lattice o neoprene, calzari in neoprene o tipo stivale, sicuramente il vostro istruttore di corso muta stagna vi sapra' aiutare.

       I vantaggi della muta stagna

    Ormai abbiamo capito che il vantaggio principale di una stagna è di rimanere asciutti.
    Vediamo quale altro vantaggio la muta stagna offre rispetto alla tradizionale muta umida.
    Innanzitutto con la muta stagna ci si veste e ci sveste in maniera molto più semplice e veloce, altro particolare da tenere presente è per chi fa due immersioni consecutive nella stessa giornata.
    La muta umida sarà ancora bagnata al momento di vestirsi per fare la seconda immersione, mentre la stagna in tessuto dopo circa 10 minuti sarà gai asciutta.
    Di solito uno dei motivi per cui si interrompe l'immersione e il freddo, con la stagna non si ha nessun tipo di stress da temperatura bassa, l'immersione si svolge in maniera tranquilla e asciutta.
    Vediamo infine gli ultimi aspetti interessanti della muta stagna forse secondari ma che è giusto tenere presente.
    Spesso capita che il momento più fastidioso è quando si è costretti a togliere la muta umida per asciugarsi e rivestirsi, magari con condizioni atmosferiche non eccezionali.
    Con la muta stagna si parte da casa con un adeguato sottomuta in pile o Thinsulate, si arriva sul punto d'immersione e ci si infila la muta stagna.
    Al termine dell'immersione ci si sfila la stagna e si può benissimo tenere l'orsetto o il sottomuta addosso.


  • 3.4.5 Quali sono le caratteristiche dei sottomuta per le mute stagne?

    Tralasciando gli indumenti arrangiati ed abiti di fortuna, i sottomuta si dividono in tre grandi categorie.
    La soluzione più classica e più comoda è quella di indossare una tuta in pile.
    Il pile è un materiale sintetico con un ottima coibenza termica, che non ostacola i movimenti.
    Purtroppo trattiene la traspirazione corporea in minuscole goccioline che alla lunga generano una spiacevole sensazione di freddo, durante l'immersione ed al momento della svestizione.
    Inoltre non protegge dal vento in superficie.
    Altro svantaggio dei sottomuta in pile è il seguente, si impregnano d'acqua.
    Nel caso si dovesse forare la muta o non si chiudesse bene la cerniera stagna, ci si ritrova con il sottomuta inzuppato d'acqua.
    Altri tipo di sottomuta sono quelle a cellule aperte in PVC, questi lasciano traspirare la pelle, ma anch'essi non proteggono dal vento in superficie.
    Per finire ci sono i nuovi ed efficaci sottomuta in Thinsulate, materiale che assicura un notevole isolamento termico, garantendo traspirazione, e un assorbimento di liquidi 10 volte inferiore ad un sottomuta in pile.


    3.4.6 Di quale cure necessitano le mute umide per durare nel tempo? E quelle stagne?




    3.5 EROGATORI

    3.5.1 Qual é la differenza tra un primo stadio a pistone ed uno a membrana?


    3.5.2 Cos'é un octopus?


    3.5.3 A che servono le regolazioni presenti in molti modelli di secondi stadi?

    Le regolazioni sul II stadio sono di due tipi, la regolazione dell'effetto Venturi e la regolazione della durezza d'inspirazione
    Quando inspiriamo creiamo una depressione all'interno della cassa del II stadio che fa rientrare la membrana (in silicone, si trova sotto lo scudo del II stadio) che è a contatto della leva che apre la valvola per fare uscire l'aria
    L'effetto Venturi tiene schiacciata la membrana in questa posizione così che l'aria esca da sola senza bisogno di continuare lo sforzo inspiratorio
    La regolazione dell'effetto Venturi non è altro che un deflettore posto vicino al boccaglio con cui possiamo favorire o intralciare questo flusso d'aria
    Di solito si posiziona sul minimo in superficie per evitare erogazioni in continua d'aria indesiderate e sul massimo in immersione per facilitare la respirazione
    La seconda regolazione serve ad indurire la molla che tiene chiusa la valvola del II stadio
    Di solito è un pomolo, avvitandolo vado a caricare la molla del II stadio che diventa più dura quindi aumenta lo sforzo inspiratorio, svitandolo alleggerisco la molla che diventa più morbida quindi diminuisco lo sforzo inspiratorio
    E' bene tenere il pomello tutto svitato per avere un erogatore morbido ed uno sforzo respiratorio ridotto al minimo anche perché avvitandolo vado ad incidere più profondamente la pasticca del II stadio che con il tempo non farà più tenuta e quando vorremo riavere la massima prestazione dal nostro erogatore, svitando il pomolo, questo avrà una piccola perdita d'aria


    3.5.4 E' meglio usare come erogatore principale il migliore o il peggiore?

    E' errato avere per secondo erogatore un erogatore peggiore.
    Il primo erogatore deve essere buono e sarà quello che usiamo principalmente. Il secondo erogatore dovrà avere caratteristiche simili, in quanto viene utilizzato per dare aria al compagno in caso di problemi.
    Perchè dargli un erogatore di scarsa qualità, duro a respirare, quando è già in difficoltà?
    Alcune didattiche consigliano addirittura di passare inizialmente l'erogatore da cui si sta respirando, per tranquillizzare ulteriormente il compagno, procedendo allo scambio con il secondario prima di iniziare la risalita.
    Con due erogatori con caratteristiche simili, il problema di quale usare non si pone. Se la spesa iniziale per due erogatori è troppo alta, molto consigliabile e' comprare l'erogatore principale di buona qualita', con primo stadio bilanciato, e montare un octopus.
    Se si acquistano due erogatori si faccia sostituire la frusta da 70 cm., di quello che si vuole usare come erogatore secondario, con una da 90 cm., molto piu' adeguata per dare aria in caso di necessità.


    3.5.5 E' necessario revisionare le fruste?

    Le fruste non si revisionano, ma si controllano periodicamente, per evitare spiacevoli sorprese.
    La sostituzione delle o ring, avviene sempre con la revisione dell'erogatore.
    Per prolungare la vita delle fruste è importante non far fare piegature secche, quando si ripongono gli erogatori, e montare i salvafrusta, all'attaccatura con il primo stadio.
    Con un minimo di attenzione le fruste durano anche più di 8 anni.


    3.5.6 Volendosi fare da soli la manutenzione di un erogatore quale primo stadio è più facile da manutenere quello a pistone o a membrana? Quali sono gli attrezzi indispensabili per la manutenzione suddetta?

    La manutenzione di un erogatore consiste in quelle operazioni, come lavaggio in acqua dolce, asciugatura lontana da fonti di calore, non appendere l'erogatore per le fruste e così via, che consentono il normale funzionamento e che viene insegnata, di norma, in tutti i corsi sub.
    La manutenzione è uguale per tutti i tipi di erogatori e non occorrono attrezzi.

    Se ci si riferisce alla "revisione" (non semplice "manutenzione") degli erogatori la faccenda si fa un poco più complicata.
    Comunque non ci sono molte differenze, dal punto della difficoltà, nella revisione fra il pistone ed il membrana. Forse, è più complicato il pistone, quando si devono sostituire gli o-ring di tenuta dell'albero del pistone, che sono all'interno del corpo del primo stadio.
    Per fare una revisione occorre:

  • schema con spaccato del primo e del secondo stadio dell'erogatore
  • caratteristiche di funzionamento dell'erogatore
  • grasso al silicone
  • o-ring di ricambio, in quanto vanno tutti e sempre sostituiti quando si apre un erogatore e non sono sempre reperibili sul mercato in quantità unitarie (minimo 50 pezzi)
  • parti di ricambio dei pezzi di usura, tipo pasticca, pistoncino, filtro, non sempre facilmente reperibili nei negozi sub, se non a caro prezzo di listino più IVA
  • chiavi a brugola
  • morsa da tavolo
  • una bombola carica per la taratura e la asciugatura dell'erogatore
  • un manometro per la taratura della pressione intermedia
  • acido per la disincrostazione
    A seconda della marca ed il modello dell'erogatore, ecco alcuni arnesi:
  • chiavi aperte del 10, 13, 14, 17, 21, 28
  • cacciavite a taglio grande
  • chiave a compasso con perni di due mm.
  • chiavi a tubo di varie misure
  • chiave a tubo di 5 o 5,5 per il secondo stadio
  • segeer ferma filtro
  • pinza per segeer
  • pinza a becchi fini tondi
  • pinza a becchi piatti
  • attrezzo speciale per quell'erogatore, tipo la chiave Scubapro che permette lo smontaggio ed il rimontaggio più facilmente
  • ...una buona dose di manualità e di pazienza, abbinata a tanta attenzione per non sciupare la cromatura.




  • 3.6 JACKET

    3.6.1 Quali sono le principali caratteristiche per valutare un buon jacket (vestibilitá, materiali, etc.)?


    3.6.2 E' meglio un modello a sacco posteriore o un modello "tradizionale"?

    I modelli tradizionali offrono una migliore galleggiabilità in superficie tenendo la testa fuori dall'acqua (ma ricordiamoci sempre che il gav non è un giubbotto di salvataggio) e sono solitamente più facili da gestire, non ultimo sono molto più economici di un "tutto dietro"; per contro sono abbastanza "costrittivi" quando completamente gonfi, limitando i movimenti e favorendo l'affanno in caso di stress, inoltre il movimento di sacche d'aria all'interno li rende meno "stabili" in immersione.
    Il sacco posteriore è indicato per il migliore assetto che consente in immersione (dopo un minimo di pratica); offre inoltre una maggiore liberta' della parte superiore del corpo non costretta dalle sacche d'aria laterali ed è quindi molto indicato per chi effettua foto o videosub, usa mute stagne e per chi svolge attività lavorative, ovviamente il prezzo è notevolmente più alto ed in superficie il volume posteriore tende a spingere la testa in avanti sottacqua (problematico in casi di emergenza, ma tale inconveniente è limitabile con una diversa disposizione della zavorra)


    3.6.3 Si puo' spostare tutta la zavorra nelle tasche porta-zavorra presenti in alcuni modelli?

    In alcuni modelli è possibile, ma è tutto da verificare che sia la soluzione ottimale e le decisioni sono soggettive.
    In ogni caso (sia se si decide di spostare tutta la zavorra o parte di essa) è necessario verificare che le tasche dedicate alla zavorra nel gav consentano l'immediato rilascio dei pesi stessi in caso d'emergenza.


    3.6.4 Di che cosa e' l'acronimo la parola VIS ?

    (V)ariable (I)nflator (S)ystem (si indica in questo modo il gruppo di comando, all'estremita' del corrugato del jacket, con cui si puo' regolare l'assetto)




    3.7 BOMBOLE

    3.7.1 A chi e quando conviene acquistare una bombola?

    Conviene acquistare una bombola quando si effettuano molte immersioni al di fuori dei diving center, che normalmente comprendono la bombola nel prezzo delle immersioni (se si usa la propria, normalmente non ci sono sconti).
    Si considei il seguente esempio per una bombola nuova, 15 litri, che effettui la prima revisione dopo 4 anni, con tre ispezioni/controlli annuali (si ipotizza di non possedere un compressore)
    Per un utilizzo di 6 anni il costo e' cosi' ripartito:

  • costo iniziale di circa £. 500.000
  • costo di ispezione/controllo annuale,basso, di circa £. 15.000, (escludendo trattamenti)
  • costo di collaudo di circa £. 65.000 (escludendo la sostituzione di pezzi usurabili della rubinetteria)
    Il totale e' di circa £. 610.000, più le ricariche.
    Con bombola propria il risparmio che si ha per ogni immersione e' la differenza tra il noleggio di una bombola carica ed una ricarica della propria bombola:
    £. (10.000 - 5.000) = £. 5.000
    Dividendo £. 610.000 per £.5.000 si ottiene 122: il numero di immersioni che si devono fare, con la propria bombola, in 6 anni per ammortizzarne il costo (circa 21 immersioni all'anno).
    Questi pochi dati possono servire per giudicare in prima battuta se l'acquisto e' conveniente o meno.
    N.B.Se si decide di acquistare una bombola usata, si badi che abbia il certificato e si faccia attenzione a non perderlo perché ottenerne un duplicato e' molto laborioso.


  • 3.7.2 Qual é la manutenzione che si richiede ad una bombola?

  • Non tenere mai la bombola scarica, ma con almeno 20 Atm, di pressione, e distesa.
  • Lavarla con acqua dolce al termine di ogni immersione, in particolar modo vicino al fondello.
  • Una ispezione/controllo interno annuale, per verificare eventuali depositi di condensa e la formazione di ruggine (in caso di condensa e ruggine far eseguire un trattamento interno di pulizia)
  • Un collaudo dopo 4 anni dalla data di fabbricazione e, successivamente, dopo 2 anni.
  • Manutenzione della rubinetteria, con sostituzione delle o ring, ogni 2 anni e sostituzione della pasticca, in media ogni 4 anni.


  • 3.7.3 Che tipi di bombole esistono in commercio (litri, materiali, etc.)?

  • Alluminio: normalmente da 12 lt., non facilemente reperibili in Italia, quasi sempre mono attacco, ricaricabili a 200 Atm.
  • Acciaio: da 5, 7, 10, 12, 15 e 18 lt., più comuni, mono e bi attacco, ricaricabili a 200 atm. fino al 15 lt., 220 atm il 18 lt.
  • I bibombola vengono fatti accoppiando 2 mono da 10 o da 12 lt.
    Si possono anche trovare bombole ricaricabili a 250 Atm., da 13 e 16 lt., ma non tutte le stazioni di ricarica possono portarle a quella pressione.
    L'acciaio è da preferire riguardo all'assetto e alla robustezza della filettatura, per l'alluminio è il contrario. L'alluminio è vantaggioso nei riguardi della corrosione - di fatto inesistente - mentre le bombole in acciaio richiedono a questo riguardo manutenzione accurata ed eventualmente sabbiatura interna. A proposito della filettatura delle bombole di alluminio, essa è molto delicata ed è la causa principale che non fa passare loro il collaudo; altro svantaggio è costituito dal contatto con il metallo della rubinetteria che può letteralmente saldarla alla filettatura se non si elimina periodicamente l'ossidazione.
    Ogni volta che si pensa di svitare una rubinetteria da una bombola di alluminio è bene chiedersi se sia proprio necessario (consumo ed eventuale danneggiamento della filettatura) e, in caso affermativo, affidarsi a personale specializzato o farlo con estrema cautela.


  • 3.7.4 E' vero che le bombole in alluminio danno problemi di assetto alla fine delle immersioni? Necessitano di una zavorratura differente del subacqueo che le usa ?

    E' vero. Con circa 100 atm. di aria diventano leggermente positive e bisogna considerare questa caratteristica quando si procede al calcolo della zavorra (non ci sono regolette di correzione della pesata le quali non possono valere che in media: essa deve essere valutata soggettivamente)




    3.8 STRUMENTI&OROLOGI

    3.8.1 ?




    3.9 COMPUTER

    3.9.1 Dove si trovano sul web il software e schemi hardware per collegare i computer ai PC/Mac?

    Si possono provare i seguenti siti:

  •  Mares Guardian, HW+SW:
    http://www.geocities.com/SiliconValley/Horizon/4581/
  •  Uwatec Aladin, HW:
    http://www.muenster.de/~matthias/aladin
    http://home.t-online.de/home/matthias.aust.co
    http://ourworld.compuserve.com/homepages/ thomasenzinger/diving/diving.htm
  •  Uwatec Aladin, SW:
    http://members.aol.com/jvanwaasen/aladin/software.htm
    http://nicewww.cern.ch/~pace/scuba/adtk/adtk.htm
    http://www.uwatec.com/zips/dtrak.exe

    N.B. HW=hardware; SW=software




  • 3.10 TORCE

    3.10.1 Quali sono i valori minimi dei parametri per l'acquisto di una buona torcia da usare sia in immersioni diurne che notturne? (lumen, watt, autonomia, tempi di ricarica, etc.)

    Non si puó parlare strettamente di "valori minimi" nel senso che in un'attività come la subacquea dove si deve pianificare tutto e nel modo più accurato possibile, non sarebbe opportuno acquistare una torcia che abbia delle caratteristiche così generiche da non essere ne carne ne pesce, quindi io sono del parere che ce ne vuole una specifica per ogni attività che si vuole fare, ad esempio:

  • Una da tenere in tasca piccola e maneggevole per le immersioni diurne o come scorta nelle notturne
  • Una potente almeno 20W e con minimo 60min di autonomia per quelle notturne più una di scorta in da mettere nella tasca del GAV
  • Almeno due sul casco 35-50W 60-80min. di autonomia e possibilmente con pacco batterie separato più una o due di scorta per le immersioni speleo
  • Uno o due illuminatori da 50-100W con temperatura colore circa 5000° K per le riprese video


  • 3.10.2 Sono sempre preferibili torce a batterie ricaricabili (tralasciando problemi di costo)?

    L'acquisto di una torcia con batterie ricaricabili comporta una spesa iniziale maggiore che però viene ammortizzata nel tempo, ma non è l'unica differenza che si può riscontrare tra quelle normali e quelle ricaricabili, vediamo di seguito le principali:

    1. Quelle cosidette normali hanno generalmente un peso inferiore e sono anche trasportabili vuote laddove esiste la possibilità di acquistare le batterie sul luogo di immersione o di vacanza inoltre non c'è bisogno di portarsi dietro il relativo caricabatterie.

    2. Per le torce o illuminatori ricaricabili vi sono molte più differenze già a partitre dal tipo di batterie, di seguito i tipi più diffusi:

    2.1 Lebatterie Nichel-Cadmio (Ni-Cd)
    Le Ni-Cd hanno principalmente due difetti, il primo è che quando si scaricano la torcia si spegne di colpo, il secondo e non per importanza è che le Ni-Cd hanno il cosidetto effetto memoria che per ovvi motivi non è il caso di dilungarsi a spiegare nei dettagli tecnici ma sintetizzando si può dire che è opportuno farle scaricare fino in fondo prima di metterle sotto carica pena il decadimento repentino della loro capacità iniziale.
    2.2 Le batterie al Piombo (Pb)
    Le Pb hanno una scarica molto più degradante e quindi la luce si affievolisce piano piano anzicché spegnersi di colpo e non hanno l'effetto memoria ma di contro sono più ingombranti e pesano di più.
    2.3 Le batterie Nichel-Metal-hidrate (Ni-Mh)
    Le Ni-Mh non soffrono del cosidetto effetto memoria anche se per allungarne la vita si consiglia di scaricare anche queste almeno ogni quattro o cinque ricariche, costano di più delle Ni-Cd e non si trovano di tutti i formati.
    3. Avendo parlato di batterie ricaricabili è opportuno spendere due parole anche sul loro sistema di ricarica quindi dei relativi caricabatterie che si possono riassumere in due tipi:

    3.1 Quelli dedicati, ossia forniti in dotazione dalla stessa casa costruttrice della torcia, generalmente sono poco ingombranti e dotati di un jack da inserire nel pacco batterie (spesso questa operazione viene effettuata senza smontare la torcia ma semplicemente svitando in tappo che da accesso alla presa), e quindi essendo difficilmente utilizzabili con torce diverse, comporta che se si hanno più torce ricaricabili diverse si hanno caricabatterie diversi.
    3.2 Quelli universali che in genere sono più ingombranti ma hanno la possibilità di caricare batterie di diverso formato AAA(ministilo), AA(stilo), C(mezza-torcia), D(totrcia) e 9V(transistor), possono avere da quattro o otto posti ossia il numero di elementi che possono ricaricare contemporaneamente, di contro per poterli utilizzare bisogna ogni volta estrarre le batterie dalla torcia stessa, un'ultima considerazione da farsi è che in commercio si possono trovare quelli dotati della funzione di scarica che consente di eliminare il problema di cui al punto 2.1 delle Ni-Cd!
    3.3 Un'altro aspetto da considerare per i caricabatterie e che sono fatti per funzionare con tensione di rete, (220 Volts quelli per il mercato italiano) e di questo bisogna ovviamente tenerne conto se si effettua un viaggio all'estero anche per quanto concerne il tipo di presa.
    4. Ovviamente la decisione da prendere sull'acquisto da fare è legata a fattori come il tipo di utilizzo (diurno, notturno,speleo, emergenza, asciutto....ecc.), al numero di volte che la si utilizza, con quale frequenza e dal budget disponibile.


    3.10.3 Le torce e gli illuminatori subacquei si possono usare anche all'asciutto, oppure i problemi di riscaldamento sono eccessivi?

    Generalmente le torce e gli illuminatori, in particolar modo quelli di bassa potenza si possono usare anche all'asciutto salvo diversa indicazione della casa costruttrice, per quelli di potenza più elevata spesso le case costruttrici utilizzano come elemento raffreddante l'acqua stessa quindi ne sconsigliano l'utilizzo all'asciutto.


    3.10.4 Qual e' la manutenzione ordinaria e straordinaria di cui una torcia ha bisogno?

    Come tutte le attrezzature subacquee la prima cosa da fare post immersione è il risciacquo in acqua dolce, poi periodicamente bisogna lubrificare gli o-ring di tenuta con l'apposito grasso al silicone, infine come precauzione generale bisogna fare attenzione ogni volta che si smonta un qualsiasi pezzo dell'attrezzatura, (quindi anche le torce) agli eventuali granelli di sabbia o qualsiasi altro corpo estraneo che può essere rimasto sugli o-ring o nelle sedi di questi, inoltre se per un qualsiasi motivo gli o-ring devono essere rimossi non bisogna mai farlo con oggetti appuntiti o taglienti che possano creare la benchè minima lesione alle guarnizioni di tenuta.




    3.11 ACCESSORI

    3.11.1 Che cosa é e come si usa un pedagno?

    Il pedagno e' un corpo che in acqua assume assetto positivo ed e' l'estensione del concetto di boa di segnalazione.
    Esso galleggiando, opportunamente legato ad un oggetto sul fondale, puo' segnalare in superficie, ad una imbarcazione ad esempio, un sito, un relitto o qualche punto di interesse.
    Nel linguaggio comune si e' talvolta soliti definire (in modo improprio tuttavia) il pedagno anche come un contenitore cilindrico aperto nella parte inferiore che viene riempito d'aria, in immersione, da un secondo stadio e lasciato affiorare per segnalare la risalita di un gruppo di subacquei. Puo' essere munito di pesi nella parte inferiore per consentire il galleggiamento in posizione verticale. Si utilizza per sicurezza in caso di:
    -Risalita lontani dalla cima dell'ancora o dalla parete
    -Risalita dopo immersione in corrente e, comunque, per segnalare la propria posizione prima dell'emersione, sia alla propria barca d'appoggio, sia per evitare incidenti con imbarcazioni di passaggio. Tale oggetto assume molte denominazioni e oltre a pedagno esistono anche i sostantivi signal sub, boa-siluro di segnalazione, cazzillo.


    3.11.2 ?




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